Alitalia, nuovo prestito potrebbe finire nel mirino UE

27 nov 2019

Il futuro di Alitalia è in stallo. Non è chiaro quali siano le ipotesi allo studio del Governo, dopo che è sfumato il Consorzio pubblico/privato e non ci sono soluzioni di mercato a portata di mano. Nel frattempo spunta un'altra potenziale grana, l'ennesima iniezione di soldi pubblici, 400 milioni, è ferma ai blocchi di partenza e c'è il rischio che l'Europa consideri questo assegno un aiuto di Stato, e in quanto tale, vietato dalle regole comunitarie. A dirlo è il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, che aggiunge come si stia dialogando con l'Unione per convincerla a dare il via libera. C'è da dire che finora Bruxelles non ha bocciato i prestiti analoghi, 900 milioni elargiti in più tranche dallo Stato a partire dal maggio 2017. Da allora il vettore è in Amministrazione Straordinaria e Patuanelli ipotizza che l'incarico ai Commissari governativi possa essere rinnovato. Non è noto cosa accadrà nel frattempo e quale possa essere la soluzione definitiva. Si vuole evitare la continua emorragia di quattrini pubblici e la nazionalizzazione sembra esclusa. si potrebbe dividere la società in più parti per cedere i settori più pregiati al miglior offerente o sottoporre Alitalia a una forte cura dimagrante con relativi tagli al personale, nella speranza di trovare un concorrente che poi la prenda per mano, mettendo un bel po' di quattrini. Tutte ipotesi alle quali si può aggiungere quella di una partecipazione pubblica attraverso una società controllata. Si tratterebbe di una strada che correrebbe in parallelo a quella che si sta tentando di prendere per l'ex Ilva, attraverso l'Agenzia Invitalia che in pratica diventerebbe partner di Mittal. Il negoziato è in corso, ma sembrava dare dei frutti. La multinazionale che aveva minacciato di lasciare l'Italia, ha assicurato la produttività degli stabilimenti siderurgici e per questo l'udienza della causa civile al Tribunale di Milano è stata rinviata al 20 dicembre. Una battaglia legale destinata a chiudersi solo se la complicata trattativa, in ballo ci sono migliaia di posti di lavoro e un'industria strategica come quella dell'acciaio, andrà in porto.

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