Alitalia, prima grana per il prossimo governo

27 ago 2019

La nuova Alitalia ancora non decolla, complice l'incertezza sul Governo e un piano di rilancio ancora da definire. Per la società aerea, gestita da oltre due anni dai commissari straordinari per evitare il fallimento, c'è un'ennesima scadenza, quella del 15 Settembre, termine entro il quale dovrebbero concretizzarsi le strategie industriali dei nuovi azionisti. Si parte dal progetto fortemente voluto dall'esecutivo uscente; in pratica un ritorno della Compagnia sotto il cappello statale tramite Ferrovie dello Stato e il Ministero dell'Economia, che assieme dovrebbero avere poco più della metà delle quote. Al pacchetto pubblico si affianca Atlantia, il gruppo dei Benetton che controlla buona parte della rete autostradale e gli aeroporti di Roma, a cui aggiungere l'aviolinea statunitense Delta. Col colosso a stelle e strisce sono in programma una serie di incontri nei prossimi giorni. Si dovrebbe discutere quello che appare un punto fondamentale: le rotte a lungo raggio, in particolare quelle col Nord America. Ci sarebbe la possibilità che Alitalia finisca per perdere una parte rilevante di queste tratte, col rischio di dover rinunciare a una consistente fonte di ricavi, visto che i voli transoceanici sono i più redditizi. Ma le cose da mettere a punto non finiscono qui. C'è da definire con precisione il peso di ciascun socio, il management, nonché il futuro dei dipendenti. Alitalia impiega circa 12 mila persone, ma, considerando l'indotto, i lavoratori coinvolti salgono a 20 mila e all'orizzonte ci potrebbero essere migliaia di esuberi. Tanto basta a far sì che il dossier si configuri come una delle prime grane che il futuro Governo, qualunque sia, dovrà affrontare. E il tempo non è molto. Alitalia continua a perdere soldi. In cassa sono rimasti 412 milioni. Meglio del previsto, ma meno della metà del prestito pubblico ricevuto nel 2017.

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