Atlantia, l'eredità di Castellucci: molti i dossier aperti

18 set 2019

Dalle concessioni autostradali al salvataggio di Alitalia, sono molti i dossier che Giovanni Castellucci aveva avviato e che sono ancora aperti. Il manager ha lasciato la guida di Atlantia, holding che controlla Autostrade per l'Italia, dopo più di un anno dal crollo del ponte Morandi. È da quell'agosto del 2018 che la sua poltrona ha iniziato a traballare e adesso l'ormai ex amministratore delegato, a cui sarà data una buonuscita di 13 milioni di euro, spiega che all'epoca della tragedia di Genova, dove sono morte 43 persone era andato avanti su richiesta degli azionisti. In un'intervista al Corriere della sera, Castelluccio aggiunge che il suo passo indietro è stata una sua decisione perché, dice, "non voglio essere l'uomo per tutte le stagioni". La guida di Atlantia, un colosso da oltre 11 miliardi di ricavi e 31000 dipendenti in tutto il mondo, passa a un comitato formato da 5 dirigenti del gruppo controllato dalla famiglia Benetton, in vista della nomina di un nuovo timoniere. Una scelta che dovrà essere ben ponderata, visto il numero e la delicatezza delle questioni ancora da definire. Innanzitutto la revisione delle concessioni autostradali che appare nel programma di Governo. Non è ancora chiaro come potrebbero essere riviste le regole che riguardano tariffe, incentivi e realizzazione delle opere e in più c'è il pressing dei 5 Stelle che sono tornati a chiedere la revoca dei permessi per la società. C'è poi il capitolo Alitalia. La holding delle infrastrutture che controlla gli aeroporti di Roma ha detto di voler entrare nella cordata che rileverà la compagnia aerea. L'intenzione non è sfumata, ma era Castellucci a tenere in mano le trattative. Molti nodi da sciogliere anche per rendere operativa la fusione con la concorrente spagnola Abertis e ancora la vendita di una quota della controllata Telepass, il sistema di pagamento automatico al casello, considerata un gioiello di redditività.

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