Autostrade, ipotesi commissariamento

14 lug 2020

Il futuro di Autostrade per l'Italia resta incerto e sul tavolo c'è la revoca della concessione al gruppo che fa capo alla famiglia Benetton, che ora controlla la metà della rete viaria a pagamento del Paese, oppure l'ingresso dello Stato nell'azienda con una cordata guidata da Cassa Depositi e Prestiti, la società che gestisce il risparmio postale. La prima ipotesi avrebbe un effetto devastante sulla società che, non riuscendo più a finanziarsi con i pedaggi al casello, non potrebbe onorare gli impegni con i fornitori, con le banche e gli investitori. Il rischio è l'insolvenza, un default stimato in circa 20 miliardi di euro. L'altra soluzione, quella della partecipazione pubblica, è ferma a un vicolo cieco. Lo Stato e Atlantia, che controlla Autostrade per l'Italia, non hanno trovato un accordo per diventare soci. La proposta della holding di scendere sotto il 50% per far posto a investitori pubblici è stata respinta dal Governo, che, per voce del premier Giuseppe Conte, chiede l'uscita dei Benetton dietro il pagamento di un indennizzo molto più leggero delle penali che si dovrebbero versare per la revoca della concessione dovuta al crollo del Ponte Morandi. Di fronte a questo stallo si apre un altro scenario. Palazzo Chigi potrebbe non revocare direttamente la concessione, ma commissariare il gruppo. In questo modo si eviterebbe il fallimento, si proteggerebbero le attività e gli interessi degli investitori, anche stranieri, nonché gli oltre 7000 dipendenti. Gli attuali manager uscirebbero dalla stanza dei bottoni per far posto a quelli nominati dall'esecutivo e si prenderebbe tempo, nella speranza, forse, di trovare una soluzione alternativa.

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