Autostrade tornano pubbliche, firmato accordo con Atlantia

12 giu 2021

Poco più di 20 anni tanto è durata la gestione privata delle autostrade in Italia. Era il 1999 in piena epoca di privatizzazioni quando la famiglia Benetton tramite una cordata guidata dalla holding Schema28 acquisì per 5000 miliardi di lire il controllo della rete fin lì gestita dall'IRI, longa manus dello Stato. Non dovettero propriamente sgomitare Gilberto Benetton e famiglia, il bando andò quasi deserto, l'unico altro contendente fu guarda caso la banca d'affari Macquarie che si ritirò durante la corsa e che ora più di vent'anni dopo torna come partner assieme a Blackstone della cassa depositi e prestiti, braccio finanziario del Ministero dell'Economia. La rete torna in mano pubblica a quasi tre anni dalla tragedia del ponte Morandi, sfumate le minacce di revoca della concessione ad Aspi arrivate dal Governo Conte uno, fin dal ferragosto del 2018, ipotesi cavalcata politicamente ma di difficilissima realizzazione sul fronte contratti e risarcimenti miliardari in ballo, il punto di caduta della lunga trattativa tra Roma e Ponzano Veneto quindi e sì l'uscita degli attuali soci dell'azienda ma con una normale vendita delle quote e quindi con una plus valenza per chi vende, quasi due miliardi e mezzo, tanto spetta alla famiglia Benetton proprietaria del 30% di Atlantia per la cessione della quota di controllo di Autostrade per l'Italia al consorzio guidato da Cdp. A 10 mesi dall'accordo del luglio 2020 infatti l'assemblea degli azionisti della holding ha accettato un'offerta da quasi otto miliardi per l'acquisto dell'88% del capitale di Aspi. Nell'estate 2021 riparte l'era della gestione pubblica delle autostrade in Italia.

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