Banca Intesa approva prestito da 6,3 mld per FCA

27 mag 2020

Primo via libera al contestato prestito garantito dallo Stato, chiesto da FIAT Chrysler, per far fronte alla crisi del settore auto. Il finanziamento da 6,3 miliardi di euro, a tasso agevolato e rimborso triennale, è stato deliberato dalla banca che lo concederà, Intesa Sanpaolo. Come previsto dal decreto Liquidità, ora tocca a Sace, la società statale specializzata nel sostegno alle imprese, che dovrà approvare una garanzia pari all'80 per cento di quel credito. La palla passerà, infine, al Governo che accenderà il semaforo verde definitivo, dopo l'approvazione della Corte dei Conti. La realtà è meno complicata di quanto sembri. Nonostante le polemiche, dovute al fatto che Fca abbia sede fiscale a Londra e legale ad Amsterdam, il gruppo automobilistico rientra pienamente tra i beneficiari del provvedimento governativo. A chiedere la garanzia statale, è infatti la divisione italiana, quella meno profittevole, lo scorso anno – per dire – ha registrato perdite per un miliardo, e più duramente colpita, operando in un mercato che ad aprile ha visto crollare le vendite del 98 per cento. Eppure le critiche non si smorzano, Fca ha rinviato il dividendo da un miliardo, che doveva pagare ai suoi azionisti quest'anno, ma ha confermato quello da 5, previsto nel 2021, che era stato concordato nell'accordo di fusione, siglato lo scorso ottobre con i francesi di Peugeot e Citroen. Proprio mentre in Francia il Presidente Macron annuncia un piano da 8 miliardi per sostenere Renault, Peugeot, Citroen e indotto, il Governo italiano può permettersi di far andare a sbattere un settore così importante, pure dimenticato dalle numerose misure antivirus? Nel nostro Paese, Fca occupa direttamente 86 mila persone, cui si aggiungono i 300 mila addetti dell'intera filiera dell'auto. Nei confronti di questi fornitori, che sono 10 mila piccole e medie imprese, il gruppo italoamericano ha debiti per svariati miliardi. Il prestito di intesa servirà a saldarli e contemporaneamente a portare avanti il piano di investimenti programmato per gli stabilimenti italiani, e che ne vale 5 miliardi. Al mantenimento dei livelli occupazionali e al sostegno della filiera è del resto vincolato il finanziamento che il Governo è pronto a garantire. Dall'operazione, peraltro, lo Stato ci guadagna perché la garanzia, che è una sorta di assicurazione, non è gratis. Dice il Ministro dell'Economia di aspettarsi, anzi, un ritorno di 150 milioni di euro.

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