Banche, ipotesi lista debitori insolventi: pro e contro

11 gen 2017

Ma sarà poi così facile varare una norma che consenta la pubblicazione di grandi debitori di una banca salvata dallo Stato? E se entrasse in vigore, quali sarebbero le conseguenze pratiche? Dal punto di vista legale, la questione è molto complicata non tanto per la privacy, che riguarda i privati, non le aziende, quanto per il segreto bancario, un istituto giuridico antico che impone alla banca un dovere di riserbo sui suoi clienti, a tutela della loro riservatezza. Un po’ come il segreto professionale di medici o avvocati. Chi di noi vorrebbe veder spiattellate in giro informazioni sulla nostra salute o sulle nostre beghe in tribunale, senza il nostro consenso? La legge italiana prevede eccezioni, certo, ma ben specificate. Il caso più significativo è quello dei reati di natura fiscale, dove il magistrato può accedere ai dati custoditi dalla nostra banca. Chi critica l’ipotesi allo studio del Governo si rifà proprio a questo aspetto. La legge prevede deroghe solo per i “cattivi”, ossia per accertare reati. Invece, un elenco di debitori insolventi metterebbe insieme situazioni diversissime tra loro, da chi non riesce a saldare il debito contratto in buona fede perché è finito in difficoltà economiche, e sono tante le famiglie e le imprese che hanno subìto la crisi negli ultimi anni, a chi ha dolosamente frodato la banca al momento di ottenere il prestito (sono i casi, invero rari, di mendacio bancario) o al momento di restituirlo (sono i casi, non rari, di bancarotta fraudolenta), per finire, poi, con i casi emersi dalle inchieste in cui sono i vertici della banca stessa a concedere prestiti allegri per interessi materiali o politici. Insomma, tutti insieme indistintamente nella gogna mediatica, buoni, cattivi e situazioni borderline da zona grigia, che solo la magistratura potrebbe chiarire e dopo un lungo e complesso accertamento. Chi sponsorizza l’ipotesi lista, invece, pone l’accento, più che sui nodi giuridici, sugli aspetti di responsabilità sociale. Le norme – dicono – tutelano allo stesso modo la multinazionale e il singolo cittadino, ma le grandi società, che con i loro prestiti ingenti possono mandare gambe all’aria un istituto di credito, hanno una responsabilità sociale ben maggiore, di cui devono rispondere all’opinione pubblica, specie quando lo Stato, ossia il contribuente, è chiamato a mettere i soldi per salvare le banche.

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