Biglietti aerei finanziano sussidi ai lavoratori del settore

09 gen 2020

Alzi la mano chi si è accorto che ogni volta che prende un aereo nel nostro Paese, contribuisce alla cassa integrazione di hostess, steward, piloti e altro personale che ha un posto, per quanto traballante, nel settore del volo. L'obolo è di 1 euro e mezzo a viaggio, ed è nascosto nella giungla di tasse che compongono il biglietto e che, tra prelievi per il carburante, servizi aeroportuali e altre commissioni, pesano in media per circa il 40% del prezzo, se non di più nei casi delle low-cost. Il balzello per i sussidi, se si spulcia il biglietto, in realtà non si trova, è infatti una quota di un tributo locale, l’addizionale comunale per i diritti d’imbarco. In questo modo si raccolgono oltre 200 milioni l'anno, che finiscono nel fondo di solidarietà del trasporto aereo, che a sua volta ne utilizza una bella fetta per arginare le situazioni di crisi. E non è un mistero che buona parte di questi denari sia finita ai dipendenti di Alitalia, che attualmente ha un migliaio di lavoratori in cassa integrazione e che in quarant'anni è costata oltre 9 miliardi alle casse pubbliche. In generale, sottolinea l'INPS, le prestazioni per il personale del volo, superano di gran lunga quelle per altri settori industriali e nel caso dei piloti delle compagnie aeree, possono oltrepassare i 10.000 euro lordi al mese, con casi limite vicino ai 30.000. Il contributo dei passeggeri di cui parliamo va però rinnovato periodicamente e così i partiti di Governo hanno presentato una proposta per rifinanziare, anche nel 2021, questo meccanismo alimentandolo, com'è accaduto finora, con la metà della tassa di 3 euro che pesa sul biglietto, e questo tributo comunale, tra l'altro, un anno fa è aumentato. Il primo Governo Conte col decreto per reddito di cittadinanza e Quota 100, l’aveva infatti alzato, senza levate di scudi, sui banchi del Parlamento.

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