Boom per la pace fiscale, allo studio riapertura termini

11 giu 2019

Procede l'iter per la riapertura della pace fiscale, ufficialmente chiuso il 30 aprile. Il via libera alla proroga, nell'ambito della conversione in legge del Decreto crescita, fissa al 31 luglio il nuovo termine per la rottamazione ter e il saldo e stralcio, due dei tanti tipi di sanatoria approvate negli ultimi mesi del 2018. La prima misura dà la possibilità di mettere una pietra sopra a tasse, contributi e multe non versate tra il 2000 e il 2017, non pagando sanzioni e interessi. La seconda è quella riservata alle famiglie in difficoltà economica e consente di accedere a uno sconto sui debiti fiscali fra il 16 e il 35% del dovuto. Nell'attesa del disco verde definitivo, arriva un primo bilancio proprio su queste due sanatorie. Lo fornisce il direttore dell'Agenzia delle Entrate, in audizione al Senato. Sono state presentate - spiega Antonino Maggiore - 1,7 milioni di domande, perlopiù per la rottamazione. Si tratta di numeri superiori alle aspettative, dovuti soprattutto al numero di rate superiore al passato, che hanno coinvolto un milione e mezzo di contribuenti non in regola, che quindi potranno mettersi a posto col fisco. Il valore di questa montagna di cartelle esattoriali, senza considerare le sanzioni, è in totale, per i due tipi di sanatorie, di circa 27 miliardi. È da questa cifra che bisogna partire per cercare di capire quanto effettivamente incasserà lo Stato. Maggiore, che enumera il successo della fatturazione elettronica, che ha portato un extra-gettito dell'IVA nei primi mesi dell'anno, spiega che tutto dipenderà da quanti effettivamente salderanno le rate e quanti invece hanno presentato la domanda solo per rimandare i pagamenti. In pratica, come in tutti i casi di condoni o sanatorie, è difficile calcolare quanto si incasserà alla fine. Il direttore delle Entrate ricorda come in passato gli introiti sono stati meno della metà del valore complessivo, ma che stavolta il risultato finale potrebbe essere migliore. Se le cose andassero come in passato, all'erario dovrebbero arrivare circa 13 miliardi, ma non tutti in una volta, bensì in cinque anni. Per la sola rottamazione, il Governo, al momento di approvare la misura, aveva stimato un gettito di 11 miliardi al 2023.

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