Brexit, senza accordi i dazi colpirebbero anche il made in Italy

03 feb 2020

Nel suo discorso sul futuro degli accordi commerciali con l'Unione Europea il primo ministro britannico, Boris Johnson, si è chiesto se il Regno Unito finirà di importare automobili italiane e vini tedeschi, invertendo evidentemente i termini dei importanza delle merci che approdano oltremanica. Una piccola gaffe all'interno di una battuta fatta per scongiurare l'assenza di un'intesa su import ed export, con la conseguenza dei dazi che avrebbero un impatto negativo sia per la Gran Bretagna, che è un grande importatore, sia per Paesi esportatori come il nostro. In assenza di accordi si stima che Londra potrebbe imporre tariffe sul 16% di beni, dai formaggi ai componenti per le auto. Le imposte proteggerebbero i produttori britannici, mentre la Germania, secondo partner commerciale di Londra, subirebbe i danni maggiori. Per l'Italia si calcola i costi ammonterebbero a 2 miliardi l'anno. Il Regno Unito non è in cima all'elenco dei nostri acquirenti, ma vale più del 5% delle nostre esportazioni e una fetta importante è rappresentata dal made in Italy, vestiti, scarpe e prodotti dell'agroalimentare, cioè cibo e bevande che da soli valgono 3 miliardi e mezzo l'anno. Comprare a Londra un pezzo di parmigiano costerebbe molto di più di adesso, perché subirebbe rincari alla dogana e i consumi potrebbero scendere. Ma non c'è solo questo rischio, se il Regno Unito, come chiesto da Johnson, avrà le mani libere dai regolamenti europei, i nostri beni, come gli altri comunitari, non avranno alcune tutele giuridiche. Pensiamo per esempio alle indicazioni geografiche di qualità, i cosiddetti DOP e IGP e al rischio, come già avvenuto in passato, di imitazioni, il falso prosecco alla spina venduta a Londra, per citarne uno. E non finisce qui, restando sempre in ambito alimentare in ballo ci sono anche le norme igienico-sanitarie, quelle comunitarie, dai pesticidi ai cibi geneticamente modificati sono ad esempio più severe di quelle statunitensi, che potrebbero avere da Londra un binario preferenziale. Non a caso in Inghilterra è diventato popolare con un certo allarme la questione dei polli al cloro, vietati in Europa e che i cittadini di sua maestà potrebbero trovarsi a tavola se, come sembra, saranno aperte le importazioni di prodotti alimentari statunitensi. Se questo avvenisse, inoltre, si aprirebbe un altro problema, che impedirà ai cibi banditi dall'Unione Europea di passare dall'Irlanda del nord, che fa parte del Regno Unito, alla Repubblica d'Irlanda, territorio europeo, visto che non ci sarà una vera frontiera?

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