Business crociere, a Venezia vale oltre 400 milioni l'anno

03 giu 2019

L'incidente nel canale della Giudecca a Venezia riporta d'attualità un capitolo controverso e irrisolto, quello del passaggio delle grandi navi da crociera nella Laguna. Un dossier aperto da anni, dove si fronteggiano esigenze economiche e ambientali, e che somiglia a tanti altri nodi italiani, come la Tav Torino - Lione o il caso dell'Ilva di Taranto. Se ne parla da anni, ma ancora non si è arrivati a una soluzione. In ballo ci sono grandi interessi e un settore, quello crocieristico, in forte espansione nel mondo e anche in Italia. L'anno scorso i passeggeri approdati nelle nostre cose sono stati più di 11 milioni, per un incremento del 9,2% annuo. Venezia è uno dei maggiori porti del Mediterraneo, con oltre un milione e mezzo di turisti e cinquecento navi di passaggio, sia quelle grandi come palazzi, sia quelle più piccole, cioè al di sotto delle 40 mila tonnellate. Questo è il limite tracciato dal Governo Monti nel 2012 per l'ingresso a Venezia, limite di fatto aggirato e sul quale si gioca la ricerca del piano alternativo. Il timore delle grandi compagnie è che, vietando l'ingresso a Venezia delle imbarcazioni più grandi, si riduca il flusso turistico, con danni economici di ampia portata. Le associazioni crocieristiche calcolano che ogni anno portano nell'area lagunare più di 400 milioni di euro, ai quali si aggiungono altri 170 milioni che finiscono all'indotto. Un affare che vale oltre il 3% dell'economia locale e dà lavoro a più di 4 mila persone, circa il 4% della forza lavoro veneziana. Non è chiaro quale parte di questo giro d'affari sarebbe a rischio. L''Autorità portuale di Venezia, intanto, ci dice che le onde provocate da questi palazzi galleggianti non mettono in pericolo gli edifici e le rive della città, ma c'è anche il problema dell'inquinamento, che il comitato che si oppone alle grandi navi ritiene altissimo. La Laguna di Venezia è uno dei siti, dicono, più inquinato d'Italia dopo la Pianura Padana.

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