La strada è ancora lunga perché il mattone inquini meno, la direttiva sulle case green incassa il via libera dell'Europarlamento e così possono partire i negoziati per definire le regole che puntano a zero emissioni per gli edifici entro il 2050, con tappe intermedie, che prevedono una prima riduzione dei consumi energetici entro sette anni. Il confronto si preannuncia duro. Si oppone il centrodestra e hanno votato contro i partiti della maggioranza politica italiana. A spaventare sono le costose ristrutturazioni, gli aiuti pubblici sono da quantificare che sarebbero necessarie per adeguarsi ai nuovi standard. Un aspetto che tocca da vicino il nostro Paese, ricco come di immobili vecchi, non si può dire con certezza in quante case degli italiani e In che tempi si dovrà sostituire la caldaia o mettere i pannelli solari. Determinante sarà la nuova classificazione delle abitazioni a livello europeo. Adesso infatti ogni paese ha criteri suoi e per ora l'Unione dice solo che il 15% degli immobili peggiori ricadrà nella classe più bassa, la G, e nei gradini superiori saranno divisi proporzionalmente gli altri edifici. Se il nuovo schema comunitario combaciasse con il nostro, milioni di abitazioni italiane andrebbero ristrutturata entro il 2033, ma è possibile che si arrivi a soluzioni più morbide con deroghe e ampi margini concessi a ogni stato. In ogni caso c'è ancora molta strada per completare l'iter e non è detto che non si fermi, come accaduto per lo stop, alla vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2035 dopo che un gruppo di paesi, tra i quali Germania e Italia, hanno chiesto modifiche. Per superare lo stallo si va verso l'utilizzo, come chiesto da Berlino, dei motori termici con carburanti sintetici meno inquinanti e prodotti solo con energie rinnovabili. Ma c'è anche la questione euro 7, cioè norme più stringenti per le emissioni del 2025, alle quali si oppongono una decina di stati, compreso il nostro.























