Cashback, l'incognita del Pos

04 dic 2020

Parte in tempo per i regali di Natale il cash back. Ma che succede se al bar o dal fruttivendolo rifiutano la carta di credito? Non si avrà indietro nemmeno un centesimo. Per avere il rimborso per far funzionare questa misura anti-evasione è infatti necessario che il commerciante accetti il pagamento elettronico. È un obbligo esistente da sei anni, ma privo nella pratica di sanzioni. Siamo tra gli ultimi in Europa a utilizzare bancomat e altri sistemi digitali, sia perché rimaniamo attaccati ai contanti e sia perché i negozianti lamentano i costi e le commissioni bancarie che però risultano, secondo l'associazione delle banche, inferiori alla media continentale. Inoltre è ridotta negli ultimi tempi con un credito d'imposta cioè un rimborso del 30%. In molti casi questi balzelli sono stati azzerati per spese fino a 5 euro. Intanto Confesercenti, una delle maggiori associazioni imprenditoriali, chiede di rivedere il cash back. Collegamenti internet veloci e dispositivi senza fili, sostiene, non sono sufficienti. Peggiore poi sarebbe il quadro per la Lotteria degli scontrini al debutto a gennaio. Solo un negoziante su 3 fa sapere l'associazione, ha il registratore di cassa telematico che serve per comunicare al fisco in automatico, cioè via internet, le vendite effettuate ed è obbligatorio da quasi un anno. C'è un rimborso per chi non c'è l'ha, costa qualche centinaia di euro. Ma le multe a causa dell'emergenza sanitaria sono state congelate e chi proprio non lo vuole o chi non può portarselo dietro, come idraulico, può inviare gratis la ricevuta via web. Ecco perché l'agenzia delle entrate ci dice che oltre il 90% fra commercianti, artigiani, altre partite Iva, trasmette già gli scontrini. Insomma, non sembrano esserci molte scuse.

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