Caso Ilva, non esclusa la nazionalizzazione

08 nov 2019

Il gruppo indiano Jindal non vuole l'ex Ilva. Quello che poteva essere considerato uno dei potenziali candidati per salvare la società siderurgica si è sfilato. Nessun interesse, dunque, nonostante due anni fa fosse pronto a metterci un piede, insieme ad altre imprese, quando partecipò alla gara per l'acciaieria, poi vinta da ArcelorMittal. Se quest'ultima, quindi, davvero, riconsegnerà le chiavi degli stabilimenti e Jindal, che sta investendo a Piombino, è, come sembra, fuori della partita, chi eviterà che quasi 11 mila lavoratori restino a spasso e il nostro Paese perda un pezzo importante della sua industria? Il ventaglio delle ipotesi è ampio quanto indefinito, innanzitutto perché non sappiamo davvero se ArcelorMittal lascerà Taranto, dove si trova la più grande acciaieria d'Europa, o se si riuscirà a trovare un accordo. Palazzo Chigi è disposto a ripristinare le tutele legali, uno dei motivi che hanno spinto la multinazionale a retrocedere, ma il nodo è soprattutto industriale. ArcelorMittal vuole un gruppo sostanzialmente dimezzato e, se lo Stato dovesse accettare questa condizione, dovrebbe farsi carico di migliaia di esuberi tra il personale per parecchi anni. Se, però, ArcelorMittal facesse le valige, sarebbe necessaria un'altra soluzione e la ricerca di un piano B è già iniziata. In patria non sembra al momento esserci qualcuno che voglia reggere il peso di una società che perde circa 2 milioni di euro al giorno. All'estero, bisognerebbe guardare a Oriente, tra i campioni cinesi magari, gli unici a non soffrire la crisi del settore e con in tasca gli svariati miliardi necessari per rilanciare le fabbriche e risanare Taranto. L'Esecutivo non esclude, poi, la nazionalizzazione, cioè un ritorno dell'ex Ilva sotto il cappello pubblico. Il gruppo potrebbe finire subito sotto la gestione dei commissari governativi, con l'aiuto di Cassa depositi e prestiti, il braccio finanziario dello Stato, sottoposta a una cura finanziaria stimata in almeno un miliardo di euro. L'operazione potrebbe suscitare un'indagine europea per aiuti pubblici e, in quanto tali, vietati. Inoltre, come dimostra il caso Alitalia, potrebbero essere necessarie continue iniezioni di soldi. In ogni caso, chi gestirebbe poi, materialmente, l'acciaieria? Una questione fondamentale, perché bisognerebbe trovare uno o più imprenditori disposti a metterci i quattrini, con tutte le incognite del caso, a partire dalle garanzie giuridiche, quelle tolte ad ArcelorMittal.

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