Cig e licenziamenti, gli annunci di Knorr ed ex-Ilva

06 giu 2019

A Taranto, 1.400 operai dell'ex Ilva, passata a settembre nelle mani del colosso multinazionale dell'acciaio, ArcelorMittal, saranno messi in cassa integrazione a zero ore, per più di tre mesi, a partire da luglio. A Sanguinetto, in provincia di Verona, la Knorr, marchio di proprietà della società olandese e britannica Unilever, annuncia il licenziamento collettivo di 76 dipendenti su 161, in pratica la forza lavoro viene dimezzata. Il motivo, il famoso dado non verrà più prodotto in Italia, ma in Portogallo, qua rimarranno altre produzioni, per le quali però serve meno personale. Due nuovi tasselli, di una stagione segnata da difficoltà e crisi industriali, di società straniere che operano sul nostro territorio. A Taranto, dove la cassa integrazione riguarderà il 17% degli 8.200 dipendenti, l'annuncio è stato un vero fulmine a ciel sereno, proprio perché l'acquisizione dell'ex Ilva, dopo un tormentato accordo raggiunto tra Governo, nuovi proprietari e sindacati, è avvenuta solo pochi mesi fa, dopo aver già lasciato a casa più di 2.500 operai. ArcelorMittal parla di misure temporanee e motiva la decisione, con una riduzione della produzione, già tagliata in altri stabilimenti europei del gruppo, a causa della grave crisi del mercato. Immediata la protesta dei sindacati che definiscono inaccettabile la cassa integrazione e chiedono un intervento del Governo. Proteste dei sindacati, anche allo stabilimento di Unilever. Secondo la società che già l'anno scorso aveva chiuso una vertenza per 28 esuberi, l'apertura di una procedura di licenziamento collettivo per altri 76 dipendenti, serve a garantire, scrivono nel comunicato, la futura sostenibilità dello stabilimento.

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