Appena una settimana fa, il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, aveva detto di aspettarsi un calo significativo dell'inflazione nel 2023. Quattro giorni prima era stato il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco a rassicurare gli animi sulla durata dell'inflazione e sul grado di resilienza dell'Italia al rialzo dei tassi. Oggi è la volta di Confindustria a sostenere che l'economia italiana si avvia ad evitare la recessione, ossia due trimestri di fila di contrazione economica, anche nel primo trimestre dell'anno. Niente di esaltante, perché nel 2023 la crescita avrà una dinamica bassa, poco sopra o sotto lo 0,6%, ma sarà migliore del previsto. All'origine del rallentamento della fase inflattiva, il prezzo del gas che è molto più bassa a inizio anno rispetto alle attese di fine 2022, una buona premessa, appunto per il primo trimestre e per i costi delle imprese. Ciò può far prevedere che il Paese eviti del tutto la correzione al ribasso dei livelli di attività. Al tempo stesso, sottolinea Confindustria, senza la caduta tra fine 2022 e inizio 2023 si tende a proiettare meno rimbalzo nel resto dell'anno, anche perché i tassi di interesse più alti frenano gli investimenti e i consumi. C'è poi l'aspetto occupazionale. Accanto a un'occupazione in aumento, + 37 mila a dicembre, si registra in Italia una scarsità di manodopera per una quota crescente di imprese, 7,3% quando era l'1,8% a fine 2019. Peraltro, il mercato del lavoro presenta ancora troppo lavoro precario e mal pagato e i salari che non accennano a salire in base all'inflazione. C'è anche questo all'origine del massiccio numero di dimissioni volontarie registrato lo scorso anno. Un milione e 600 mila persone hanno scelto di andarsene. Dietro questi numeri, una scelta di vita diversa, ma anche un dinamismo nuovo del mercato del lavoro.























