Consulenti del lavoro: ecco come migliorare lo smart working

19 mar 2021

Lo smart working ha sicuramente contribuito in momenti di criticità perlomeno, a non far fermare tutto quanto, perché questo Paese, ovviamente, è da un anno che ha delle difficoltà connesse proprio alla gestione quotidiana del lavoro. Però è altrettanto vero che noi siamo arrivati allo smart working senza delle esperienze precedenti, perché era una tipologia di lavoro che era confinata in un ambito che era quello della grande impresa che però aveva scelto di attuare dei protocolli di smart working solo ed esclusivamente per alcuni giorni della settimana, non per tutta l'attività. In questo momento sicuramente sta contribuendo, perlomeno a non allontanare totalmente dal lavoro le persone, però denota tutte quelle che sono poi le difficoltà dell'emergenza, anche il fatto che non è un vero smart working, ma è un home working, cioè abbiamo trasferito il lavoro che facevamo in ufficio a casa, dove siamo in tanti e abbiamo anche difficoltà a far conciliare le esigenze dei figli. È altrettanto vero che però, in assenza di tutta una serie di servizi a sostegno della famiglia, dare la possibilità ai genitori di utilizzare lo smart working per gestire i figli in DAD, o altre situazioni complesse, è un elemento che ci aiuta, ma non è la soluzione. Non vorrei mai che si pensasse che l'attuale modello è quello che caratterizzerà le evoluzioni del mercato del futuro. Chiarissima. Un'ultima cosa: condizione o un suggerimento per poterlo cambiare e iniziare a parlare di un cambiamento di questo modo di fare smart working, secondo lei, Marina. Renderci conto che è una forma di lavoro flessibile che ha molto del lavoro autonomo e deve essere quindi slegato. E deve tenere conto invece di quelle che sono le esigenze di conciliazione dei tempi di vita.

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