Crisi industriali: 150 tavoli aperte tra Mise e Mit

20 feb 2020

Tavoli di crisi, in tutto 150 aperti al Ministero dello Sviluppo economico e a quello dei Trasporti. Le soluzioni? Spesso inesistenti, a volte non sostenibili finanziariamente. Spesso rischiose, per una politica che preferisce non decidere e rinviare scelte dolorose in termini umani ed elettorali. Ma questo è il paese reale. Ultima crisi industriale, solo in ordine di tempo, Air Italy, compagnia aerea sardo qatariota sull'orlo della liquidazione. Continuano gli incontri al Ministero dei Trasporti per evitare il licenziamento di 1450 dipendenti. Stesso settore, Alitalia, madre di tutte le vertenze per anni trascorsi, quasi 20, di dipendenti coinvolti, oltre 10800, e di soldi pubblici sprecati. Di proroga in proroga si attende maggio, termine per il Governo e il commissario straordinario per traghettare la società verso un nuovo, si spera, proprietario attraverso gestione degli esuberi 3500 – 4 mila, riduzione della flotta e taglio di costi che prosciugano la liquidità per quasi 900 mila euro al giorno. Da autunno è riesploso il caso ex Ilva, ArcelorMittal: 10700 dipendenti diretti. La trattativa è in stallo, resta il nodo esuberi, 3 mila per l'azienda anglo-indiana, solo 2 mila per il Governo, per i quali sta preparando ammortizzatori sociali e scivoli. E poi Whirlpool, multinazionale americana degli elettrodomestici. Migliaia di dipendenti in Italia e tra riconversioni e cessioni di rami d'azienda ha già tagliato 420 lavoratori solo a Napoli. Tempi duri anche nella grande distribuzione. Parliamo del gruppo Conad Auchan; già avviata la procedura di licenziamento per 817 impiegati. Ma il piano industriale da realizzare entro giugno ne prevede in tutto oltre 3 mila. Numeri pesanti anche nel settore bancario: tra aggregazioni e chiusure di filiali per la trasformazione digitale ci saranno tagli di 10 mila persone.

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