Dall'edilizia alle infrastrutture: dove manca il lavoro

10 nov 2021

Da Venezia a Brindisi, dalla Lombardia alla Basilicata il coro è unanime. L'edilizia sta ripartendo, ma mancano lavoratori. Il settore vive una forte ripresa ma la manodopera scarseggia. Secondo l'ANCE nel 2022 l'edilizia dovrà trovare 265.000 lavoratori in più. Servono soprattutto le figure professionali preparate per la riqualificazione energetica degli edifici, visto il boom della domanda legato al super bonus. Quello dell'edilizia non è certo l'unico comparto in difficoltà. Secondo il gruppo Webuild nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere, fondamentale per la realizzazione degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mancano 100 mila tra operai generici, specializzati e tecnici. Parliamo di progettisti, ingegneri, responsabili di cantiere, operai addetti alle macchine escavatrici, minatori, addetti impianti elettrici, carpentieri, saldatori. Senza considerare la grave carenza di camionisti. Secondo le stime in Italia ne mancano 20 mila all'appello rispetto al fabbisogno. Questo paradosso tra un paese che fatica a raggiungere un tasso di occupazione soddisfacente e le aziende che non trovano la manodopera di cui hanno bisogno è sempre esistito, ma sembra essersi aggravato con la pandemia. Da una parte sono in aumento le dimissioni volontarie e i settori più colpiti dalle chiusure anti-Covid, pensiamo a ristorazione e turismo, faticano a ritrovare il personale perduto. Dall'altra c'è una cronica carenza di competenze nel nostro paese. Secondo i dati di ANPAL e Unioncamere a ottobre sul mezzo milione di posti di lavoro richiesti dalle aziende, il 36,5% era di difficile reperimento. Un dato in crescita di 5 punti rispetto al 2019 e di 15 rispetto al 2017. I più difficili da trovare sono installatori e manutentori, specialisti in materie Stem Matematica Fisica Chimica informatica, artigiani e operai addetti alle rifiniture delle costruzioni, fabbri e saldatori. Particolarmente richiesti e particolarmente introvabili sono i ragazzi che studiano negli istituti tecnici superiori per corsi post diploma non universitari, per fornire competenze tecnologiche. Finora in Italia sono meno diffusi che in altri paesi, pensiamo alla Germania, ma la manovra stanzia 1 miliardo e mezzo per il loro sviluppo. Secondo Draghi, nei prossimi cinque anni serviranno 3 milioni di diplomati con formazione digitale e green.

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