Dazi, i rischi per l'Europa dopo il patto Usa-Cina

16 gen 2020

È una guerra su più fronti quella dei dazi innescata dagli Stati Uniti, da quando alla Casa Bianca siede Donald Trump. E se adesso si brinda alla tregua firmata con la Cina, in pratica uno sconto sulle tariffe all'importazione di beni del Dragone in cambio di acquisti di merce a stelle e strisce, resta aperto il fronte con l'Europa che ci riguarda molto da vicino. Le conseguenze del patto siglato fra Washington e Pechino sul Vecchio continente potrebbero essere molteplici. L’ingente shopping che il Paese asiatico ha promesso, prodotti per 200 miliardi di dollari che spaziano dall'agricoltura al petrolio, potrebbe ridisegnare gli equilibri degli approvvigionamenti globali di molte materie prime. Per esempio la Cina comprerà e in realtà lo sta già facendo, più soia dall’America, che è il primo fornitore per l'Europa e questo potrebbe avere ripercussioni anche sull'Italia, con possibili difficoltà a trovare sul mercato questo cereale molto utilizzato negli allevamenti di animali. Ma ci sono altre questioni aperte, a partire dai nuovi dazi che potrebbero scattare a breve sull'agroalimentare europeo, tariffe che colpirebbero, tra gli altri, vino, olio e pasta e che avrebbero effetti concreti sui prezzi al consumo negli States. Una bottiglia di prosecco italiano, oggi venduta a 10 dollari, verrebbe a costarne 15. Si tratterebbe di tariffe doganali che si aggiungerebbero a quelle in vigore da ottobre su beni come il parmigiano, altri formaggi e salumi e che rischiano di ridurre le nostre esportazioni alimentari oltreoceano. Ma il braccio di ferro tra Washington e Bruxelles non tocca solo la dieta mediterranea; riguarda l’acciaio, l'industria dell'auto, in particolare quella tedesca, quella aeronautica con l'annosa disputa Boeing e Airbus e le tecnologie informatiche, con un ricorso al protezionismo che Trump utilizza come arma anche quando un Paese come la Francia prepara una stretta contro i giganti digitali che eludono le tasse.

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