Dimissioni Weidmann, dopo 10 anni lascia guida Bundesbank

20 ott 2021

"Is ready to do whatever it takes to preserve the euro". Una frase storica, era il 2012 in Europa infuriava la tempesta dei debiti sovrani, l'euro stava per crollare. Mario Draghi dovette usare tutte le sue capacità e la sua autorevolezza per pronunciare poche ma fondamentali parole per salvare la vita della moneta unica. Oggi le dimissioni di Jens Weidmann, per un decennio a capo della Banca Centrale tedesca, ci fanno tornare a quei giorni. Weidmann infatti fu l'unico membro del consiglio della BCE che in nome del rigore, decise di votare contro le politiche espansive proposte dall'allora Presidente Mario Draghi. Un errore imperdonabile, che a detta del Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman se avesse trovato qualche sponda, avrebbe portato alla distruzione dell'euro. Weidmann dunque si oppose con forza al piano d'acquisto senza limiti di titoli di Stato pubblici dei paesi in difficoltà proposto della BCE, perché convinto che presto o tardi il peso di quel debito sarebbe ricaduto sulle spalle della Germania. Una lettura miope che Weidmann portò avanti con forza per tutto il mandato di Draghi che, terminato, vide lo stesso Weidmann cercare alleanze per diventare Governatore della BCE. Provò anche attraverso piccoli ritocchi delle posizioni più oltranziste che però a nulla valsero per la successione. Oggi abbandona la carica di Presidente della Bundesbank con uno scarno comunicato in cui sostiene che la crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano e adesso la pandemia hanno portato a decisioni in politica e nella politica monetaria che avranno effetti duraturi. Poche parole che certo non lo faranno passare alla storia.

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