Ex Ilva, attesa a Taranto per le mosse del nuovo governo

15 feb 2021

La vertenza Taranto torna alla politica, ma nelle mani di un Governo che non è più quello che sancì il rientro dello Stato con Invitalia nella gestione delle acciaierie ex Ilva. Io credo che un Governo che nella sua agenda dichiara di voler essere ambientalista, istituisce per la prima volta un Ministero per la transizione ecologica in coerenza con la vocazione che dovrebbe avere il recovery plan, non può far altro che sedersi immediatamente al tavolo per l'accordo di programma sul futuro dello stabilimento siderurgico come invocato dagli enti locali. Per il sindaco Melucci, che di fatto ha vinto il suo braccio di ferro con Arcelor Mittal, la strada è obbligata. Forni elettrici e sperimentazioni a idrogeno. Ma per i sindacati, spegnere l'area a caldo, come impone la sentenza del Tar, significherebbe fermare il siderurgico e i suoi ventimila lavoratori. Ma non solo perché la fermata dell'area a caldo, la stessa che alimenta i siti di Genova, di Novi Ligure, per cui vorrebbe dire fermare la produzione di tutto il gruppo, quindi fermare anche tutta la manifattura italiana che su quell'acciaio punta le proprie produzioni. Intanto il Tar sembra aver ridato fiducia ad ambientalisti e associazioni. Una piccola vittoria, perché ovviamente nostro figlio è venuto a mancare per un sarcoma dei tessuti molli, dove riporta l'Airc la correlazione con la diossina, quindi speriamo che vada avanti, che si impuntino come si deve i piedi, che ci sia una svolta. Per voi non c'è alternativa alla chiusura. Non c'è alternativa alla chiusura. Ci spero, ma credere è un parolone.

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