Ex Ilva, i punti della trattativa governo-azienda

22 nov 2019

Un passo indietro dell'azienda, uno in avanti del Governo. Il negoziato per il futuro dell'ex Ilva potrebbe portare le due parti ad avvicinarsi con la rinuncia da parte di Mittal di voler lasciare il gruppo siderurgico e lo Stato pronto a mettere dei soldi per evitare la chiusura degli stabilimenti, in primis quello di Taranto, la più grande acciaieria d'Europa. Il tentativo di compromesso per Palazzo Chigi prevede innanzitutto che la multinazionale stracci la lettera di addio presentata a inizio novembre. Servono poi altre garanzie. L'azienda dovrebbe dimostrare nel dettaglio perché non può rispettare gli obiettivi produttivi, imputati principalmente alla crisi del settore, nonché impegnarsi al risanamento ambientale. L’esecutivo, dal canto suo, sarebbe pronto per prima cosa a evitare lo spegnimento dell'altoforno 2, a rischio chiusura per un provvedimento della Magistratura e a ripristinare il cosiddetto scudo penale, cioè le tutele per mettere al riparo i gestori della fabbrica di Taranto nell'attuazione del risanamento. Ma il paracadute giuridico, cancellato poche settimane fa dal Parlamento e sul quale la maggioranza è divisa, non è l'unico nodo da sciogliere. Il problema è principalmente industriale, quindi il rischio della perdita del lavoro per migliaia di operai. Mittal ha chiesto 5000 tagli perché, sostiene, non si possono più sfornare le 6 milioni di tonnellate d'acciaio previste un anno fa, quando prese le redini dell'Ilva. Se gli esuberi diminuissero, si parla della metà di quelli ipotizzati, il Governo sarebbe pronto a venire in soccorso. Una delle ipotesi è che lo Stato diventi azionista dell'ex Ilva. L'obiettivo sarebbe quello di tenere Mittal in Italia, diventandone in qualche modo socio. In caso contrario si aprirebbero le porte alla gestione straordinaria, per poi mettere in vendita l'acciaieria, un percorso lungo e pieno di incognite. Intanto Palazzo Chigi accelera sul cosiddetto “cantiere Taranto”, una serie di progetti che ha lo scopo di creare lavoro al di fuori dello stabilimento. Interventi pensati anni fa e che spaziano dal potenziamento del porto allo sviluppo turistico e per i quali finora è stato speso solo un quarto delle risorse disponibili.

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