Congelata, almeno per ora, l'ondata di 2.500 licenziamenti nell'indotto legato ad Acciaierie d'Italia (ex Ilva), dopo l'incontro a Palazzo Chigi in cui il governo ha chiesto responsabilità alle imprese. Sul futuro dello stabilimento pesa la decisione dei giudici di Milano sulla richiesta del gruppo di sospendere la chiusura dell'area a caldo di Taranto, prevista a fine ottobre. In bilico circa 10.000 dipendenti, 8.000 dei quali in Puglia, con il rischio di una "bomba sociale" denunciato dai sindacati. Per il salvataggio si sono fatte avanti una cordata italiana (interessata solo a laminazione e zincatura), gli indiani di Jindal e gli americani, mentre restano da chiarire le intenzioni di altri soggetti.























