Fca-Renault, pressing su Nissan per fusione

28 mag 2019

Lo aveva sempre detto Sergio Marchionne: per competere sul mercato globale FIAT doveva arrivare a produrre almeno 6 milioni di auto all'anno. Il primo passo dieci anni fa con l'operazione Chrysler, ma quella soglia era ed è rimasta ancora lontano. Serviva un'altra aggregazione e la proposta di matrimonio ai francesi di Renault sembra l'ideale compimento del visionario progetto del manager italocanadese, che vive su tre piani. Il primo è politico. Obama accolse a braccia aperte il salvatore di un'azienda praticamente in bancarotta, mentre i rapporti di Roma con la Francia di Macron, per quanto i primi segnali da Parigi siano di chiara apertura, non sono dei migliori, anzi, e l'Eliseo detiene il 15% di Renault. Sul piano finanziario lo schema sembra poter convenire a tutti: capogruppo partecipata alla pari, 50 e 50 tra italiani e francesi, con Exor, la “cassaforte” della famiglia Agnelli, che sarebbe primo socio col 13-15%, davanti al Governo francese che scenderebbe al 7. Sul piano industriale nascerebbe il terzo polo mondiale dell'auto, con oltre 8 milioni di vetture prodotte e ricavi a 170 miliardi. Renault entrerebbe sul mercato americano, dove fatica non poco a sfondare. Il Lingotto farebbe un passo forse decisivo nello sviluppo dell'elettrico, settore dove è rimasto molto indietro. E non ci saranno tagli occupazionali, ha assicurato Elkann. Se nella partita entrassero poi anche i giapponesi di Nissan, storici partner di Renault, numeri e prospettive aumenterebbero in modo decisivo, dando a FIAT le chiavi d'accesso al mercato dell'Est-Asia e facendo del nuovo polo il numero uno al mondo. Questo è il nodo principale al momento. Nelle prossime ore un CdA a Tokyo coi vertici francesi potrà dire qualcosa di più.

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