Fisco, giustizia e burocrazia: tre riforme attendono Draghi

09 feb 2021

Sette anni e 3 mesi. Questo il tempo medio in Italia per concludere in tutti i suoi gradi, un processo civile, come per esempio una disputa commerciale che si trascina fino in Cassazione. In Francia e Spagna si impiega la metà del tempo, in Germania ancora meno. Oltre 100 miliardi di euro l'anno, invece, il valore dell'evasione fiscale per la quale siamo tra i primi in Europa. Tasse e contributi non pagati valgono più o meno la stessa cifra spesa nel 2020 per fronteggiare la pandemia. Con questi due esempi forse capiamo meglio perché Bruxelles da tempo ci chiede di accelerare la giustizia, di rendere più snella la burocrazia, più efficiente il fisco. Tre riforme per dare una spinta all'economia che col piatto degli oltre 200 miliardi di fondi comunitari a disposizione per il nostro Paese diventano ancora più urgenti. Su questa montagna di soldi potremmo mettere le mani solo se, per dirla con la commissione europea, le riforme saranno tradotte in tappe operative, con la bozza recovery plan questo lavoro approfondito non è stato ancora fatto. Ecco perché il premier incaricato, Mario Draghi, ha messo fisco, giustizia e pubblica amministrazione tra le priorità nel caso prenda il timone di Palazzo Chigi. La realizzazione di questi punti è una condizione necessaria per avere la fetta più grande del vasto programma continentale di aiuti anticrisi, ma non appare un'impresa semplice, vista la distanza che potrebbe esserci su alcuni temi cari ai partiti dai quali Draghi deve avere la legittimazione politica e la resistenza di intere categorie che potrebbero sentirsi colpite nei loro interessi. Non sappiamo ancora, in concreto, come l'ex Presidente della banca centrale europea, affronterebbe alcuni temi caldi come tasse, pensioni, o aiuti a imprese e lavoratori. E come potrebbe attuare le riforme, ma una cosa è certa. Il 30 aprile, termine ultimo per dire a Bruxelles cosa vogliamo fare per avere fondi europei, è dietro l'angolo.

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