Fondo salva-Stati, i rischi della riforma

28 nov 2019

Per il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, la riforma del fondo salva-Stati non è modificabile nella sostanza e se l’Italia non aderisse sarebbe negativo. Inoltre, ha aggiunto il numero uno del Tesoro, il nuovo sistema, che permette ai membri dell’eurozona in difficoltà di avere prestiti, non mette in pericolo il nostro Paese, anzi per certi versi l’avvantaggia. Ma perché allora tante polemiche su questa riforma? Il meccanismo europeo di stabilità, questo il nome preciso del fondo salva-Stati, è finanziato dai Paesi dell'Euro, ed è stato utilizzato per aiutare chi, come la Grecia, era a rischio bancarotta. Per avere il prestito bisogna realizzare riforme fiscali, spesso impopolari, e sottoporre i bilanci a stretta sorveglianza internazionale. Con le nuove regole si dovrebbe semplificare la richiesta di credito, snellendo una procedura che in passato si è rivelata contorta. Inoltre, aumenterebbero le risorse per aiutare le banche in difficoltà. Gualtieri esclude, come ventilato dalla Lega, che in futuro sarà più semplice la ristrutturazione del debito, cioè forti perdite per i privati che hanno in portafoglio i titoli di Stato e anche che si possa ricorrere alla confisca dei conti correnti, per mettere a posto le finanze pubbliche. Il timore principale, però, è che a decidere su eventuali svalutazioni dei titoli di Stato, sia un organismo tecnico come il fondo salva-Stati, mentre oggi si tratta di una scelta sostanzialmente politica. Che ci sia un rischio del genere lo ha detto esplicitamente anche il governatore della banca d'Italia, Ignazio Visco. Così mentre tra gli economisti c'è chi crede che il nuovo meccanismo non cambierà nella sostanza, altri esperti ritengono che ipotizzare che Bot e buoni del tesoro perdano valore, possa innescare un calo di fiducia sui mercati. Gli investitori potrebbero valutare troppo rischiosi i Paesi più indebitati come il nostro, non scommettendo più e vendendo i Bond che hanno in mano; un'eventualità che innescherebbe un circolo vizioso, rendendo più complicato e costoso il ricorso al credito.

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