Forum Ambrosetti, Di Maio: “Dopo la pandemia, sfide globali”

04 set 2020

Si apre il 46° The European House-Ambrosetti, il convegno settembrino che raccoglie il gotha dell'economia, della finanza e della politica. In avvio di lavori il messaggio del Santo Padre che ha auspicato si faccia tesoro dell'esperienza della pandemia e si passi così un'economia che includa e non crei disuguaglianze. Parole puntuali in un convegno, concepito in maniera atipica, proprio a causa del Covid. Molte infatti le personalità collegate da remoto, come Hillary Clinton, solo per citarne alcuni. Molti i temi trattati come ad esempio i fattori che avranno maggiore impatto sull'ordine globale post Covid, al primo posto la guerra fredda tecnologica tra Stati Uniti e Cina seguite dalle tensioni del sud est asiatico e le elezioni presidenziali americane. Incontri della prima giornata hanno riguardato l'Europa. Per questo è molto atteso il ministro degli esteri italiano Di Maio, nel suo intervento ha voluto tracciare le linee guida che consentono l'economia europea di tornare a correre. Sicuramente l'Italia che assumerà la presidenza del G20 a dicembre, avrà un ruolo fondamentale per mettere d'accordo il mondo su come condurre questa battaglia contro il virus, non solo dal punto di vista dello sviluppo del vaccino, delle cure, ma anche su come reagire economicamente in maniera coordinata e non ognun per sé. A questo aggiungo un'altra cosa. Io metto sempre l'accento sul fatto che l'Italia debba coltivare il multilateralismo e le relazioni con tutti perché l'Italia è un Paese esportatore: il 32% del prodotto interno lordo viene dalle esportazioni e un altro 15 dal turismo. Siamo un Paese che ha bisogno del mondo. E c'è un mondo che ha bisogno del nostro made in Italy. Centrale quanto mai attuale il tema della cultura e della scolarizzazione. Per l'Italia poi il progetto sarà ancor più ambizioso, soprattutto se si parla della formazione di studenti stranieri. Formare studenti dei Paesi in via di sviluppo a partire dal Mediterraneo significa formare i ceti dirigenti del futuro di quel Paese e avere dei contatti in termini di relazioni diplomatiche future attraverso quella soft economy, diplomazia economica e non solo, di cui l'Italia può essere appunto protagonista determinante. Diventa un progetto Paese che parte dalla formazione, la formazione diventa strategia per il Paese.

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