Google, indagine antiturst in USA per monopolio

21 ott 2020

Giuridicamente è lo Stato, anzi, gli 11 Stati americani contro Google e il suo semi-monopolio anticoncorrenziale. Politicamente è la Washington trumpiana contro la Silicon Valley e la sua predilezione Dem a due settimane dalle elezioni presidenziali. Economicamente è un potenziale crack. L'indagine antitrust avviata dalle autorità americane sul colosso di Brin e Page, accusato di soffocare la concorrenza a danno dei consumatori, è teoricamente enorme. Per trovare un precedente simile bisogna tornare a inizio secolo e alla battaglia contro la Microsoft di Bill Gates, caso storico che si concluse dopo anni con un patteggiamento, caso richiamato negli stessi documenti depositati in tribunale dal Dipartimento di Giustizia. Si accusa Google di pratiche anticoncorrenziali e di accordi commerciali che le hanno consentito di diventare leader sul mercato delle ricerche online negli Stati Uniti ricorrendo alle stesse strategie di Microsoft - si legge - per difendere il suo monopolio. Un esempio? L'accordo con Apple per cui quando apriamo un iPhone o un iPad e iniziamo a navigare, il browser Safari ci propone in automatico Google - e quanti di noi superano la pigrizia e vanno a cambiare questa impostazione? - o con Verizon per la fornitura di servizi web più potenti per chi sceglie Google, che si difende parlando di azione profondamente sbagliata, che non fa nulla per aiutare i consumatori. Gli esiti dello scontro sono imprevedibili. Giuridicamente si potrebbe finanche arrivare ad uno spezzatino del gigante di Mountain View. Economicamente il danno potrebbe valere miliardi di dollari. Politicamente lo scontro potrebbe avere implicazioni a cascata sull'intera industria tecnologica, attaccata da anni per il suo potere, la sua ricchezza e per l'enorme quantità di dati controllati.

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