Il punto sulla situazione del gas in Italia sarà fatto a metà della prossima settimana, al Ministero della Transizione Ecologica. Nella giornata di ieri, a fronte di una richiesta da parte di Eni di 63 milioni di metri cubi, da Gazprom ne è arrivato solo il 50%. Il sistema si tiene ancora bene in equilibrio, secondo i dati Snam, su una domanda giornaliera complessiva di 155 milioni di metri cubi è disponibile infatti un'offerta di 196 milioni. Il mix delle fonti di approvvigionamento ormai, da parecchi mesi è cambiato, già da prima della guerra in Ucraina stiamo ricevendo meno gas da Mosca. Al primo posto c'è l'inport dall'Algeria che, attraverso il punto di ingresso di Mazara del Vallo, ha toccato i 64,3 milioni di metri cubi, quasi doppiando i 34,7 milioni provenienti, via Tarvisio, dalla Russia. Molto vicini ai 28,4 che arrivano a Melendugno dall'Azerbajian, con il gasdotto Tap. Per guardare con maggiore sicurezza alla gestione dei picchi per il prossimo inverno importanti sono gli stoccaggi. Il livello di riempimento delle riserve continua a salire, anche se più lentamente; siamo a circa il 54%; l'obiettivo dovrebbe raggiungere i 90, ma a frenare sono gli alti prezzi che spingono gli operatori ad attendere quotazioni più convenienti per ammassare le scorte dato che il costo del metano, alla borsa di Amsterdam, è balzato del 43% in una settimana. Se lo scenario dovesse ulteriormente complicarsi potrebbe essere alzato il livello di allarme; le prime contromisure sarebbero comunque ancora legate al mercato, con le compagnie energetiche impegnate ad aumentare le importazioni o a ridurre la domanda degli impianti industriali, che nei loro contratti i cosiddetti interrompibili, si rendono disponibili per beneficiare di particolari sconti a subire eventuali interruzioni delle forniture.























