I riders entrano nel paniere Istat

04 feb 2020

A forza di pedalare per le strade delle nostre città i ciclofattorini tagliano un altro traguardo. Stavolta non si tratta di diritti, come quelli riconosciuti di recente dalla Cassazione, ma di un posto nel paniere dell'Istat, cioè l'insieme di servizi e prodotti utilizzato per calcolare il costo della vita. Una novità, quella dei riders, che certifica come l'acquisto di cibo a domicilio tramite le piattaforme digitali sia ormai diventata una consuetudine per molti italiani. Lo stesso motivo, cioè la larga diffusione, sta dietro al fatto che nell'elenco dei prodotti presi in considerazione per quantificare l'inflazione, aumentata a gennaio dello 0,6%, entrino anche le auto elettriche e ibride, i monopattini elettrici e il sushi take away. Alla passione esotica per i cibi orientali si aggiungono altre abitudini, come il farsi lavare e stirare le camicie fuori casa e gli apparecchi acustici che si portano dietro l'orecchio. Molta attenzione anche all'aspetto esteriore si desume dalle novità introdotte dall'Istat: lo smalto semipermanente, per esempio, o la cura di baffi e barba che così si affianca al taglio dei capelli per gli uomini. L'Istat ha anche ampliato l'utilizzo dei prezzi registrati alle casse con gli scanner in questo rinnovato cesto virtuale che nel tempo è cambiato tantissimo. Ottantacinque anni fa, nel primo paniere, c'erano l'olio di ricino e l'inchiostro per il calamaio; a metà Anni Cinquanta le calze di nylon; nel pieno del boom economico degli Anni Sessanta arriva l'auto, poi 40 anni fa il ricostituente le pentole in acciaio; negli Anni Ottanta i periodici per adulti e un decennio dopo il computer. Cellulari e abbonamento a internet prendono il posto dell'audiocassetta; l'Istat, infatti, periodicamente estromette dal paniere i prodotti desueti. Quest'anno non è stato tolto nulla e alcuni, come il latte e lo zucchero, non l'hanno mai lasciato.

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