Il decreto "rilancio" non aiuta a ridurre i debiti della PA

19 ago 2020

12 miliardi di euro. Questo è quanto il Governo aveva messo a disposizione nel decreto Rilancio per pagare i debiti dello Stato, degli enti locali e le aziende private. Il problema è complesso, e viene da lontano. Da anni infatti la pubblica amministrazione è un cattivo pagatore e quando compra beni o servizi salda in ritardo rispetto alla legge che prescrive di farlo entro 30 giorni, 60 nella sanità e così probabilmente continuerà ad essere, nonostante i 12 miliardi. Il meccanismo prevedeva che cassa depositi e prestiti, la principale cassaforte per investimenti pubblici, anticipasse agli enti statali e locali i soldi per pagare senza ulteriori ritardi le imprese fornitrici per i debiti maturati a fine 2019. Gli enti pubblici hanno potuto fare richiesta entro il 7 luglio, avendo poi fino a 30 anni per restituire quei soldi a Cdp. Com'è andata? Secondo fonti di Cdp, le richieste degli enti pubblici si sono fermate poco sopra il 15% dei soldi messi a disposizione. Anche per questo, evidentemente, il Governo nel decreto Agosto ha riaperto i termini per chiedere finanziamento, prorogandoli fino a ottobre. Eppure gli enti pubblici negli ultimi anni hanno fatto alcuni passi avanti. Delle fatture risalenti all'anno scorso, la PA ne ha pagate il 95% in un tempo medio di 48 giorni e uno di ritardo. Nel 2015 erano invece necessari 74 giorni e il ritardo medio raggiungeva quasi un mese. Nonostante i miglioramenti però l'Italia è ancora al di sopra della media europea. Per non parlare della Germania, in cui pubblico paga ancora in meno tempo. Non a caso l'Italia a gennaio è stata condannata proprio su questo dalla Corte di giustizia dell'Unione Europea.

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