Istat, rischio frenata crescita nel secondo trimestre

20 giu 2019

L'economia italiana nel 2018 ha arrancato e quest'anno camminerà a un passo ancora più lento. Una crescita pressoché stagnante, per citare l'espressione utilizzata dall'Istat nel suo rapporto annuale, che mostra tutta la sua debolezza anche fra aprile e giugno, quando, prevede l'ufficio di statistica, è probabile che ci sia stata una frenata. Alla fine di quest'anno, quindi, il prodotto interno lordo dovrebbe salire di pochi decimali, una stima comunque un po' più alta di quella del Governo. E a pesare non è solo il modesto ritmo dei consumi degli italiani, a cui il reddito di cittadinanza darà una spinta contenuta, ma soprattutto il ritmo fiacco delle esportazioni, uno dei motori del nostro Paese, messo alla prova dalla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, le incertezze della Brexit e l'aumento del prezzo del petrolio. Tutta l'area euro ne ha subito le conseguenze, ma l'Italia, c'è da osservare, sembra soffrire più degli altri partner continentali. Sul lato dei conti pubblici continuiamo a essere zavorrati dall'enorme debito pubblico che, sottolinea l'Istat, non si è riusciti ad arrestare. Luci e ombre sul lavoro. Nel 2018 l'occupazione è aumentata, sebbene a un ritmo inferiore rispetto ai due anni prima. Nonostante si sia tornati ai livelli precedenti alla crisi di 10 anni fa, ci sono però milioni di persone in più a spasso. È cresciuto il part time, i contratti a tempo determinato e, sempre rispetto al 2008, è diminuito nel complesso il tempo passato al lavoro. Un allarme viene poi lanciato sull'invecchiamento. L'Istat ci ricorda che siamo 60,4 milioni, 400 mila in meno di quattro anni fa. Continuano a calare le nascite e siamo in cima alle classifiche internazionali, insieme al Giappone, per percentuale di anziani. Un declino demografico alleviato soltanto dall'arrivo di stranieri nel nostro Paese. La prospettiva in ogni caso è che nel 2050 avremo 6 milioni di persone in meno in età da lavoro. Una circostanza che, come indicato da molti esperti, potrebbe avere un impatto drammatico sulla tenuta del nostro sistema pensionistico.

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