L'Ilva tornerà sotto controllo statale

11 dic 2020

Il timone dell'ex Ilva passerà nelle mani dello Stato. Questo è il succo dell'accordo firmato dal governo e ArcelorMittal, multinazionale che ha in gestione il gruppo dell'acciaio col suo fulcro a Taranto. L'operazione dovrebbe svolgersi in due tempi. Entro fine gennaio la società pubblica in Italia, quella guidata da Domenico Arcuri, ora impegnata anche nell'emergenza sanitaria, prenderà il 50% dell'ex Ilva, con una iniezione di 400 milioni. Entro il maggio del 2022, poi, lo Stato ci metterà altri soldi fino a 680 milioni, salendo al 60%. Per assumere il controllo, dunque, si spenderà oltre un miliardo di denari pubblici. Anche ArcelorMittal darà un contributo: al massimo 70 milioni e la sua quota scenderà al 40 %. La coabitazione tra pubblico e privato ridisegna la sala di comando della nuova Ilva con più poteri in capo allo Stato e al salvataggio dell'acciaieria. Mancano ancora i dettagli, ma si promette la salvaguardia dei suoi quasi 11.000 operai, un aumento della produzione, miglioramenti nella sicurezza e la promessa di inquinare meno. Questioni antiche come antica è la vicenda dell'Ilva, venduta a 25 anni fa ai privati, ora tornata sotto il cappello pubblico, dopoché ArcelorMittal aveva minacciato di lasciare l'Italia perché il settore in crisi, dando vita a un'intricata battaglia legale. Il colosso fa sapere che con l'accordo le questioni penali a suo carico saranno revocate, ma i nodi da sciogliere sono ancora molti, a partire dal necessario via libera dell'Antitrust europeo, passando per le rassicurazioni chieste da chi vive e lavora con la fabbrica sul rilancio economico e il risanamento ambientale, risanamento che dovrebbe essere portato avanti anche con i fondi europei del Recovery Fund.

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