L'Italia fra le ultime economie globali per digital playment

04 dic 2020

Non è una novità, nelle classifiche europee l'Italia non è mai in parte alta e, anche sul fronte dei pagamenti digitali, il podio resta ancora lontano. Secondo il Cash Intensity Index 2020, con un valore dell'11,80% del contante sul Pil nazionale, l'Italia è tra le 30 peggiori economie globali, occupando il ventottesimo posto. Per quanto riguarda, poi, l'adozione della moneta elettronica, occupiamo la ventitreesima posizione su 28 Paesi UE. I dati fanno riferimento al periodo precedente Brexit, nonostante una forte spinta verso il digital payment impressa dalla pandemia. Stando ai dati pubblicati lo scorso settembre dalla Banca Centrale Europea, nel 2019 l'Italia ha registrato circa 77 transazioni pro capite con carte di pagamento, contro le 370 di Danimarca, Svezia e Finlandia, i Paesi più virtuosi della classifica. Secondo molti analisti, il Piano Cashless Italia, con cui il Governo proverà a incentivare i pagamenti elettronici e a contrastare l'evasione fiscale, può funzionare, ma, ad oggi, manca una stima dei costi benefici. E anche le esperienze degli altri Paesi europei sono molto diverse tra loro, sia perché è differente il meccanismo premiale sia perché diversi sono stati i risultati. Tra i Paesi ad aver già sperimentato lotterie simili ci sono, ad esempio, Malta nel 1997 e, a seguire, la Slovacchia, la Romania e il Portogallo nel 2014. Uno studio della Commissione Europea del 2015 aveva analizzato e confrontato i vari casi, senza, tuttavia, evidenziare risultati particolarmente incoraggianti, fatta eccezione per il Portogallo, che è stato l'unico Paese a registrare effetti significativi in termini di gettito fiscale e di recupero dell'evasione. Pochi dati, dunque, meccanismi diversi, stime per ora insufficienti e il contrasto all'evasione, anche in Italia, diventa una questione di fortuna.

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