Manovra, 1,8 miliardi da taglio bonus fiscali

03 ott 2019

Una piccola fetta delle risorse necessarie alla manovra arriverà dalla riduzione delle spese fiscali e dal taglio dei sussidi, ritenuti dannosi per l'ambiente. Si tratta di circa 1,8 miliardi, poco rispetto ai 29 di tutta la legge di bilancio, ma poiché si parla di mettere mano ai bonus di cui beneficiano molti italiani, una loro riduzione, per quanto selettiva, causerebbe in concreto un aumento delle tasse. Per esempio se si decidesse di alleggerire lo sconto sul diesel, che adesso costa meno della benzina perché le imposte sono inferiori, per milioni di automobilisti il pieno al distributore costerebbe un po' di più. Al momento si possono fare solo ipotesi su cosa abbia in mente in concreto il Governo, sappiamo però che la montagna di deduzioni, detrazioni e rimborsi conta oltre 500 voci, dai bonus più popolari, come quello per i farmaci o la ristrutturazione della casa, a quelli di nicchia per categorie molto ristrette. Costano oltre 60 miliardi l'anno e recuperarne meno di due non sembra, in teoria, un'operazione difficile, ma come per la lotta all'evasione il passato insegna che in realtà si tratta di un'impresa titanica. Toccare un solo ramo di questa giungla suscita proteste, tanto che il Ministro dell'agricoltura, Teresa Bellanova, ha già detto che non saranno ridotte le agevolazioni sul gasolio per i trattori. Valgono meno di un miliardo e fanno parte della galassia di sconti di cui godono, per esempio, anche gli autotrasportatori. Sono nel mirino perché incentivando l'uso di combustibili fossili, inquinano l'aria e il Governo sta puntando molto sulla tutela ambientale. Allo studio, come accennato, ci sarebbero però anche altri interventi che potrebbero riguardare gli sconti più noti alle famiglie. Un'ipotesi è quella di dare il bonus per certe spese, per esempio la visita medica specialistica, solo se si paga con il bancomat o il bonifico, in modo da lasciare traccia e porre un freno all'evasione. Ma c'è anche l'idea di legare il rimborso al tenore di vita, cioè abbassarlo per chi guadagna di più, fino ad azzerarlo oltre i 300.000 euro di reddito l'anno. Il rischio è che a subire le conseguenze sia solo chi è onesto col fisco, mentre oltre certe soglie di ricchezza il gettito ottenuto sarebbe molto esiguo.

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