Manovra, con Robin Tax rischio rincari per i consumatori

06 dic 2019

A caccia di risorse per alleggerire le cosiddette micro tasse, cioè quelle su plastica, bevande zuccherate e auto aziendali, con la manovra il Governo potrebbe ritoccare all'insù il prelievo sui profitti alcuni tipi di società. Una maggiorazione che colpirà molte aziende del Paese che probabilmente sarà, almeno in parte, riversata sui consumatori con il risultato di probabili aumenti per le famiglie. Si tratta di quella che è stata ribattezzata Robin tax sulle imprese che gestiscono attività su concessione dello stato. Riguarderà molte, ma non tutte, quelle che svolgono servizi pubblici e tra esse ci sono le autostrade, le Ferrovie, l'energia, la telefonia, le acque minerali, porti, aeroporti, radio e TV. L'incremento di imposta è di 3 punti percentuali col risultato che l'Ires, questo il nome del balzello, passerebbe dal 24 al 27%. Il rincaro è previsto per soli 3 anni, ma a partire da quelle in corso, quindi, in apparente contrasto con le regole che stabiliscono che le norme tributarie valgono solo per il futuro. L'incasso per l'erario è stimato in 650 milioni di euro nel 2020, inevitabili le proteste delle società nel mirino, convinte che così avrebbero meno fondi per realizzare gli investimenti, mentre tra gli obiettivi del maggior carico fiscale, c'è quello di destinare più soldi a trasporti e infrastrutture. Si ricorda inoltre che un rialzo di tasse simile, risalente a 11 anni fa, è stato giudicato illegittimo dalla Corte costituzionale nel 2015. Il precedente riguarda l'industria petrolifera, anche se bisogna ricordare, in quel caso la decisione dei giudici non obbligò lo stato a restituire i denari già ricevuti. Rimane comunque la possibilità di nuovi ricorsi legali e il rischio concreto che gli italiani si ritrovino a spendere di più. Prezzi e tariffe, infatti, potrebbero aumentare, visto che al momento la norma in discussione non vieta di caricare sugli utenti finali l'aumento della tassa.

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