Manovra, modifiche al testo del Governo, poi in Parlamento

09 nov 2021

Una manovra a metà. Nel senso che una parte delle misure è scritta nel Disegno di Legge varato dal Consiglio dei Ministri a fine ottobre e sarà discussa dal Parlamento insieme all'altra parte, quella ancora tutta da scrivere. E ancor prima di arrivare a Deputati e Senatori questa prima parte è in fase di parziale riscrittura, coi partiti in pressing e il Governo che prova la mediazione. Iniziamo da questa parte. L'Esecutivo sta mettendo mano al testo, appena licenziato, su tre punti fondamentali. Sulle pensioni: stabilito che il Quota 100 va in soffitta e che solo per il 2022 si potrà uscire a Quota 102, cioè 64 anni di età e 38 di contributi. Si lavora ad allargare sia la platea dei lavori considerati più usuranti, che danno accesso all'anticipo dell'APE sociale, sia alla cosiddetta Opzione Donna, con parametri un po' più ampi per ricevere prima l'assegno. Sul reddito di cittadinanza: confermato e rifinanziato con un miliardo in più, ma con paletti più stringenti, si va invece verso modifiche più restrittive anche sulla spinta dei recenti abusi scoperti. Sul bonus 110% per la ristrutturazione di villette e case unifamiliari: potrebbe saltare il requisito di reddito prima di arrivare alla discussione parlamentare laddove il testo attualmente prevede il tetto massimo di €25.000 di ISEE. Ritocchi in vista anche per gli altri bonus che potrebbero continuare a beneficiare dello sconto in fattura e della cessione del credito, le due vie più veloci per ottenere il risparmio. Restano poi le norme che saranno decise direttamente dal Parlamento all'interno della cornice fissata dal Disegno di Legge governativo. Anzitutto il capitolo tasse: con gli 8 miliardi di tagli, 12 considerando i 2 miliardi per la riduzione delle bollette e altre voci piccole e medie, come il rinvio del gettito di Sugar e Plastic Tax. Qui c'è da dettagliare le norme concrete con occhio, in primis, per il taglio dell'Irpef ai ceti medi. E si parla di una possibile ritorno del Cashback, cancellato dal primo gennaio nel testo del Governo, potrebbe essere reintrodotto dal Parlamento. Insomma una abolizione a metà.

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