Manovra, novità tasse dalla plastica alle auto aziendali

04 nov 2019

Valgono quasi 3 miliardi l'anno le tasse previste nella legge di bilancio che creano attriti nella maggioranza di Governo e che, se cancellate o ridotte, creerebbero un problema sui conti della manovra. La nuova imposta sulla plastica, il taglio agli sconti sulle auto aziendali e il mancato aumento del balzello sugli affitti concordati sono le tre misure fiscali finite nelle polemiche che sono già state o potrebbero essere riviste durante l'iter parlamentare. La Plastic Tax è quella che porterà più denari alle casse pubbliche, un miliardo l'anno prossimo, visto che si applicherà dall'estate, oltre due nel 2021, quando entrerà a regime. La lista dei prodotti colpiti nell'intento di ridurre l'inquinamento è lunga e annovera buste e vaschette per alimenti, flaconi per i detersivi, scatole in tetrapak, come quelle utilizzate per il latte, peserà su chi produce o importa plastica usa e getta, quindi non riciclabile, ma potrebbe finire per essere scaricata sui consumatori. Se ciò avvenisse per intero, una bottiglia d'acqua minerale da un litro e mezzo costerebbe fra 2 e 6 centesimi in più al supermercato. C'è poi l'intervento sulle auto aziendali. Si prevede un gettito di 332 milioni nel 2020, destinato a salire negli anni a venire, e colpirebbe quei dipendenti che usano la macchina in orario di lavoro e nel tempo libero e che adesso godono di un forte sconto fiscale. Il Governo lo riduce in base a quanto inquina la vettura. In pratica, il balzello raddoppierà per la maggior parte degli automobilisti, cioè coloro che guidano un veicolo con emissioni fino a 160 grammi per chilometro di CO2, la stessa soglia oltre la quale scatta l'ecotassa introdotta dallo scorso Governo. Oltre questo livello, le tasse triplicheranno, mentre nulla cambierà solo per i pochi che hanno una macchina elettrica o ibrida. Non ci sarà, come accennato, il rincaro della tassazione sugli affitti a canone concordato. Lo Stato perderà circa 200 milioni l'anno, mantenendo l'imposta al 10% sui proprietari di casa che fissano il prezzo non liberamente, ma in base ad accordi territoriali. Questi, quindi, i tre interventi che mettono in agitazione la maggioranza, ma la lista dei rincari fiscali, dalle bevande zuccherate alla stretta sulle partite IVA, passando per l'obbligo dei pagamenti elettronici per avere le detrazioni, non finisce qui e sarà questa ad animare il dibattito parlamentare sulla legge di bilancio.

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