Manovra pensioni, nodo risorse per il dopo Quota 100

26 ott 2021

Un confronto in salita quello tra Governo e Sindacati per tentare di sciogliere uno dei nodi più intricati della prossima manovra, quello della previdenza. Partiamo dai punti fermi. Il Presidente del Consiglio Draghi lo ha detto chiaramente: "Quota 100, in scadenza a fine anno, non sarà rinnovata per andare verso un graduale passaggio alla normalità. Cioè a quelle regole fissate nel 2011 con la Legge Fornero che ha portato l'età pensionabile a 67 anni". Una gradualità messa sul tavolo con le proposte del Ministero dell'Economia: un primo scalino a Quota 102 l'anno prossimo e un secondo a 104 dal 2023, ma con la possibilità di uno step intermedio a Quota 103. Per i Sindacati, però, si tratta di proposte inaccettabili anche perché, secondo uno studio della CGIL, ad usufruire di Quota 102 e 104 sarebbero solo circa 10 mila lavoratori. Dunque un intervento sostanzialmente inutile. La piattaforma unitaria CGIL, CISL e UIL ribadisce l'esigenza di una riforma complessiva della Legge Fornero ma per l'immediato, da mesi, sostiene una pensione senza penalizzazioni a partire dai 62 anni o con 41 di contributi a prescindere dall'età. Ma il punto principale è quello delle risorse. Secondo il Presidente dell'INPS Tridico Quota 41 costerebbe negli anni fino a sfiorare i 10 miliardi. Dati sovrastimati, ribattono i Sindacati, che propongono di utilizzare parte di quei 20 miliardi di risparmi prodotti negli anni dalla Riforma Fornero, assieme a quanto non interamente speso su Quota 100 che ammonterebbe a 6,5 miliardi, secondo i loro calcoli. Però i numeri indicati dal Governo sono chiari: attualmente sul capitolo pensioni sono appostati solo circa un miliardo e mezzo in tre anni.

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