Avrà un effetto modesto il taglio dell'Irpef al ceto medio, la misura bandiera della manovra voluta dal governo, così come gli altri interventi per sostenere il portafoglio delle famiglie, che nel complesso non riusciranno a ridurre in modo significativo le disuguaglianze. Così la Banca d'Italia nella sua analisi al progetto di legge di bilancio presentato da Palazzo Chigi. Osservazioni non distanti da quelle dell'Istat, che sottolinea come la riduzione dell'imposta porterà in media 230 euro nelle tasche di circa 14 milioni di italiani, per una spesa per lo Stato di 3 miliardi che in larghissima parte, l'85% andrà ai più ricchi della platea. A essere ancora più precisi ci pensa l'ufficio parlamentare di bilancio. Oltre la metà dei denari per abbassare l'Irpef finirà a chi ha redditi superiori a 48 mila euro lordi l'anno cioè l'otto percento dei beneficiari. Nel mirino dell'ufficio di controllo dei conti pubblici, poi la nuova rottamazione delle cartelle. Per diversi aspetti si sottolinea simile a un condono. Considerazioni critiche arrivano anche dalla Corte dei Conti. La nuova sanatoria ha un perimetro più limitato rispetto al passato, si fa notare, ma c'è sempre il rischio di incentivare l'evasione, oltre all'incertezza su quanto effettivamente si incasserà. Incognite, secondo i magistrati, pesano anche sulla riduzione della spesa, definita particolarmente ambiziosa e sull'aumento delle risorse per la sanità, che solo in parte risponderebbe ai reali bisogni. Potrebbe incentivare il nero poi l'aumento della tassa sugli affitti brevi, una delle norme che potrebbe cambiare prima dell'approvazione finale della legge di bilancio. .























