Mario Draghi, la carriera dell'ex presidente BCE

03 feb 2021

È l'unico banchiere a esser diventato popolare quasi come una rockstar. Con il "whatever it takes", poche e semplici parole che diventano un motto, il simbolo di un'epoca. È l'estate 2012, l'euro è in mezzo alla tempesta perfetta, la moneta senza stato, viene attaccata sui mercati e con essa l'idea stessa di Europa. Mario Draghi, da pochi mesi alla guida della BCE, avvisa i naviganti, quasi senza scomporsi. Faremo tutto ciò che serve e credetemi, sarà sufficiente. È nato SuperMario, il primo sovranista europeo. La svolta è storica è salva l'euro. Nato a Roma, classe 47, studi dai gesuiti, si laurea in economia alla Sapienza, alunno del grande Federico Caffè e poi si forma negli Stati Uniti alla scuola del Nobel Modigliani, nel MIT di Boston, la grande fucina di economisti della East coast. Quando rientra in Italia Guido Carli, ministro del Tesoro del settimo governo Andreotti lo vuole a via 20 settembre, sponsorizzato dal governatore di Bankitalia, il futuro Presidente Ciampi. È uno dei più giovani direttori generali del tesoro e gestisce la stagione delle privatizzazioni all'inizio degli anni 90. Dal Ministero alla Banca d'Italia del dopo Fazio e poi alla BCE, novembre 2011 proprio nel pieno della crisi finanziaria mondiale, acque inesplorate per tutti, con lo spread alle stelle e l'euro bombardato dagli speculatori, conosce i mercati è passato anche dalla Goldman Sachs, la potente banca d'affari americana. Il banchiere diventa, pop siede al tavolo con i falchi tedeschi Weidmann e Schäuble e li convince che se l'economie vanno a rotoli, austerità e bilanci in ordine servono a poco. Arma il famoso bazooka, porta la BCE al centro della scena e l'Europa fuori dalla crisi che poteva seppellirla. Nel 2019 arriva perfino l'inatteso endorsement di Donald Trump, che vorrebbe uno come lui alla Banca Centrale Americana. Quando lascia l'euro tower a fine '19, torna alla sua vita riservata, con la moglie Serenella e i due figli, si divide tra Roma e città della Pieve, si concede pochissimi interventi, ma sono di quelli che lasciano il segno. Dalla lettera sul Financial Times al famoso appello sul debito produttivo del meeting di Rimini. Conoscenza, coraggio e umiltà è il suo slogan. Se perdi denaro lo cui recuperare, se perdi l'onore con un atto eroico lo puoi riconquistare, se perdi il coraggio hai perso tutto.

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