Mercoledì il verdetto Ue sui nostri conti pubblici

03 giu 2019

Lo sapremo mercoledì, quando dall'Europa arriveranno le valutazioni sulla lettera di risposta che il Governo ha spedito a Bruxelles, sapremo se l'Italia riuscirà ad evitare la richiesta per l'apertura di una procedura di infrazione, causa scostamento dei nostri conti rispetto agli obiettivi concordati; se, insomma, quei fattori rilevanti evocati, come la bassa crescita, aggravata anche in parte da elementi esterni, rallentamento globale del commercio e degli investimenti, ma anche dai criteri contabili che valutano la distanza fra il PIL reale e quello potenziale, saranno giudicati un motivo sufficiente per non avere rispettato la regola del debito anche nel 2018. Il 5 giugno, così, potremmo conoscere a quanto dovrebbe arrivare effettivamente il conto da pagare, ma non basta. Sotto la lente dell'Europa ci sono anche i numeri per l'anno in corso e non è da escludere che arrivi anche la richiesta di una manovra correttiva da 3 - 3,5 miliardi, nella migliore delle ipotesi, per ridurre il deficit, ma nella lettera il Ministro Tria, che ha sempre escluso una tale eventualità perché non necessaria, conferma che il deficit sarà significativamente al di sotto delle previsioni della Commissione, fissate al 2,5% del PIL, anche grazie a incassi maggiori per l'erario e ai risparmi di spesa attorno a 3 - 4 miliardi per le minori richieste sul reddito di cittadinanza e Quota 100 rispetto a quanto già messo in bilancio. Nessun taglio, dunque, sulle misure di welfare, com'era trapelato da una bozza della lettera non pensata per la pubblicazione e sulla quale il Ministero dell'Economia ha sporto relativa denuncia per divulgazione di atti secretati e violazione del segreto d'ufficio. Intanto, però, negli uffici di Via 20 Settembre è già caccia alle coperture alternative, dal riordino degli sconti fiscali alla sempreverde, ma finora povera di risultati, spending review per sterilizzare i 23 miliardi di aumenti IVA e, se si arrivasse a una sua formulazione condivisa, anche per finanziare l'avvio della Flat Tax per le famiglie. Il tutto, ovviamente, per non ricorrere ad altro deficit aggiuntivo.

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