Appunto, nel '79, nel primo potenziale incidente nucleare della storia, in cui però non c'è stata nessuna vittima e nessuna conseguenza, quello americano -diciamo- i media si erano scagliati un po' contro il nucleare. E, in generale, perché le persone hanno paura del nucleare in relazione proprio ai danni che può fare una bomba. Però l'energia nucleare non è l'energia bellica che viene utilizzata durante le guerre con il nucleare, è completamente diversa. E non si è permesso, di fatto, questi incidenti non hanno permesso di fatto l'evoluzione del nucleare verso quello che le dicevo prima, cioè un nucleare completamente sicuro e economico che possa sostenere l'economia mondiale. Credo che questo atteggiamento sia cambiato, per tanti motivi. Prima di tutto c'è la consapevolezza che il nucleare non produce CO2 e quindi, diciamo, può davvero contribuire al problema del riscaldamento totale. C'è la consapevolezza dell'aumento dei costi dell'energia e quindi il nucleare, in questo caso addirittura più economico, potrebbe aiutare nel controllo dei prezzi dell'energia. E oggi c'è una nuova consapevolezza che è generata della guerra: quella dell'indipendenza energetica. Un reattore nucleare, di fatto, può funzionare per anni senza bisogno di importare combustibile dall'esterno, addirittura se si utilizzano i rifiuti nucleari, in un Paese come l'Inghilterra, si può andare avanti per centinaia di migliaia di anni senza estrarre un grammo di uranio dalla Terra e, quindi, di portarlo in Inghilterra.























