Obbligo Green Pass, i rischi per l'agricoltura

13 ott 2021

L'applicazione del Green pass a partire da venerdì 15 ottobre rischia di creare carenza di personale in molti settori, specialmente quelli a più alta densità di addetti stranieri. In molti casi non vaccinati o vaccinati nei paesi di provenienza con sieri non riconosciuti in Italia, ad esempio il cinese Sinovac o il russo Sputnik. Un caso, quello delle persone immunizzate con vaccini non ritenuti validi nel nostro paese, che riguarda fino a 150 mila lavoratori secondo le stime. Trattandosi di lavori dove le retribuzioni non sono elevate peraltro il costo dei tamponi per procurarsi il Green pass inciderebbe in modo piuttosto pesante. Uno dei settori maggiormente a rischio di paralisi, denunciano le associazioni, è l'agricoltura. Si stima, solo per stare ai numeri ufficiali e senza considerare i circa 200.000 braccianti irregolari, che in questo momento siano tra 100 mila e 130 mila i lavoratori agricoli sia italiani che stranieri che non possiedono il Green pass necessario per lavorare. Si tratta di una percentuale tra il 25 e il 30% delle persone attualmente impegnate nei campi, dove sono in corso operazioni come la vendemmia o la raccolta delle mele, e dove sta per partire la raccolta delle olive mentre vanno avanti le lavorazioni per la produzione di ortaggi e frutta di ogni genere. Per evitare che il lavoro nelle campagne sia messo a rischio e salvare i raccolti, Coldiretti chiede di introdurre strumenti flessibili per l'assunzione di personale temporaneo, di prorogare i permessi di soggiorno ai lavoratori stagionali extracomunitari già presenti in Italia e di pubblicare il decreto flussi 2021.

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