Pensioni, le ipotesi in campo dopo "Quota 100"

16 set 2020

Si riapre il cantiere sulle pensioni e riparte la girandola d'ipotesi sulle modifiche alle regole esistenti. Un punto di partenza appare molto probabile: Quota Cento non sarà prorogata. Il sistema, che adesso permette di prendere l'assegno dell'INPS con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, non verrà rinnovato dopo il 2021. In pratica, il meccanismo sperimentale sarà accantonato e si pone il problema di cosa fare per evitare, a molti lavoratori, uno scalone in 5 anni, cioè aspettare di compiere 67 anni per andare in pensione, visto che non potranno più sfruttare l'uscita anticipata. Tra le ipotesi per rimpiazzare Quota Cento, c'è quella che prevede un meccanismo flessibile, che commina età anagrafica con numero di versamenti previdenziali, a fronte di un taglio economico. Si parla, per esempio, di 38 anni di contributi e 64 anni di età. I lavoratori interessati sarebbero 150 mila l'anno e dovrebbero accettare una decurtazione dell'assegno, in media del 5 per cento, rispetto a quello che incasserebbero se lasciassero il lavoro con le regole attuali. In cambio, ovviamente, si andrebbe a casa 3 anni prima. La Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, ha bollato questa formula come priva di fondamento. Altra ipotesi che piace ai sindacati è quella della pensione a 41 anni di contributi, senza requisiti anagrafici. Probabilmente, però, in questo modo l'impatto sui conti pubblici sarebbe più alto e il Governo ha già fatto capire che la riforma delle pensioni non potrà costare troppo, perché c'è il rischio di un aumento del debito, già visto in forte rialzo a causa delle misure anticrisi.

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