Pensioni, le proposte dei sindacati per dopo Quota 100

04 mag 2021

La riforma Monti Fornero compie 10 anni, è ora che parta un confronto con il Governo per una revisione complessiva del sistema pensionistico. Così i Sindacati rinnovano la richiesta perché si apra al più presto un tavolo con l'esecutivo prima dello stop a quota 100, definendo nuove forme di flessibilità, quota 100 l'opportunità cioè di lasciare in anticipo il lavoro con 38 anni di contributi e almeno 62 di età. Introdotta in via sperimentale terminerà infatti in automatico a fine 2021 e nell'ipotesi di un ritorno allo schema Fornero, con un'uscita di vecchiaia a 67 anni porterebbe al cosiddetto scalone, un salto di 5 anni in più per andare in pensione dal primo gennaio del 2022. La soluzione che arriva dai Sindacati è quella di un ritiro dall'attività a partire dai 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica, un traguardo sostenibile sotto il profilo finanziario, assicurano, ma che se fatto senza forme di riduzione sull'assegno come quella derivante dalla possibilità di un ricalcolo contributivo potrebbe essere considerato troppo oneroso per le casse dello Stato. C'è poi il tema del riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura familiare delle donne con la proposta di un bonus contributivo di 12 mesi a figlio e del futuro pensionistico dei giovani, il sistema previdenziale per il segretario della CGIL Landini non può essere solamente contributivo, in base ai versamenti effettuati, ma deve avere sistemi di solidarietà, con occupazioni precarie discontinue e bassi salari la prospettiva infatti è quella di assegni esigui. La definizione del dossier dovrebbe arrivare con la Legge di Bilancio del prossimo autunno, tra le opzioni anche quella di estendere i contratti di espansione, cioè prepensionamenti fino a 5, 6 anni per favorire l'ingresso dei giovani.

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