Pensioni, lo scalone e le alternative a quota 100

18 ott 2021

il signor Bianchi ha 62 anni e lavora da quando ne aveva 24. Ha dunque versato contributi per 38 anni e ha tutte le carte in regola per andare in pensione con quota 100. Anche il signor Rossi ha 62 anni ma ha iniziato a lavorare a 25 anni e ha versato dunque solo 37 anni di contributi. Per lui niente possibilità di assegno anticipato. Quando a fine anno scadrà quota 100 si ritornerà alla legge Fornero e il signor Rossi, per andare in pensione, dovrà aspettare i 67 anni di età, cinque in più rispetto al signor Bianchi. È questo il famigerato "scalone", che si attende con la fine quota 100. A seconda degli anni e dei contributi versati, lo scalone può ridursi a 4 o a 3 anni ma appare comunque come una forma di iniquità da superare. Ma c'è il problema delle risorse. Il presidente dell'INPS, Tridico, giudica troppo costosa la proposta dei sindacati. Andare in pensione con 41 anni di contributi, come propongono i rappresentanti dei lavoratori, arriverebbe a costare 4,3 miliardi nell'immediato e fino a oltre 9 miliardi in più dal 2029. Troppi rispetto ai soldi che il Governo dovrebbe destinare alle pensioni nella manovra, circa 5 miliardi che dovranno servire, oltre che a risolvere il problema dello scalone, anche a rivalutare le pensioni esistenti e a rafforzare la pensione anticipata per chi svolge lavori usuranti. Tridico propone invece di estendere le forme di pensionamento anticipato già esistenti. Si tratterebbe di dare la possibilità a chi soddisfa determinati requisiti, tra cui aver versato contributi per almeno 20 anni, di smettere di lavorare a 63 o 64 anni con un assegno ridotto, per poi prendere l'assegno pieno una volta raggiunta l'età per la pensione di vecchiaia. In sostanza per molti lavoratori vorrebbe dire percepire una pensione piuttosto bassa per alcuni anni, per poi incrementarla una volta raggiunti i 67 anni. Questa proposta costerebbe circa due miliardi e mezzo in tre anni ma di fatto i costi sarebbero pari a zero visto che si tratterebbe solo di anticipare una parte dell'assegno, tanto che dal 2028 in poi ci sarebbero addirittura dei risparmi per le casse dell'INPS.

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