Possibile conflitto Iran-Usa: le conseguenze sui mercati

03 gen 2020

Un potenziale conflitto tra Stati Uniti e Iran certamente non piace agli investitori. E' quello che stiamo capendo oggi, guardando i movimenti di Borsa. E, dunque, partiamo proprio dalle basi per cercare di capire che cosa sta accadendo. Il primo cartello ci dimostra come gli investitori ritengano reale la possibilità di un conflitto tra i due Paesi. Da che cosa lo vediamo? Lo vediamo dal prezzo del petrolio che sale sulla fronte WTI, il prezzo del petrolio estratto in Texas che è considerato il punto di riferimento a livello mondiale, e che, quindi, ci fa capire proprio come, evidentemente, per gli investitori esista la possibilità di un'escalation tra i due Paesi. Perché accade questo? Perché un conflitto coinvolgerebbe non solo l'Iran, che ha oltre l'11% di riserve petrolifere a livello globale, ma tutta la Regione, quindi gli investitori temono ci sia meno petrolio. Quello che rimane, ovviamente, costerebbe di più ed è per questo che il petrolio sale, perché è un banale gioco di domanda e offerta. Ora, quale sono le altre due conseguenze? Il prezzo del gasolio, se il petrolio sale, sale anch'esso, evidentemente, quindi tutte le compagnie aeree stanno soffrendo in Borsa proprio per questo motivo, perché affronterebbero una sorta di extra costo, proprio a causa dell'aumento del prezzo del petrolio. Andiamo a vedere anche l'altra conseguenza, positiva stavolta, perché si tratta di movimenti al rialzo. L'oro sale ai massimi da 4 mesi a questa parte. Perché? Perché quando gli investitori sono cosi intimoriti rispetto a un conflitto e, quindi, a venti di guerra che soffiano in Borsa, che cosa succede? Succede che si rifugiano nelle valute più stabili, dollaro, franco svizzero e nell'oro, considerato il bene rifugio per eccellenza. Quindi, questo è quanto sta accadendo in questo momento sui mercati.

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