Recovery Fund, corsa contro il tempo per il Piano italiano

05 mar 2021

Non era scolpita nella pietra, ma nelle parole di Giuseppe Conte, la promessa che entro febbraio l'Italia avrebbe presentato all'Europa il suo piano per la ripresa. Siamo a marzo e per ora del recovery plan da oltre 200 miliardi di euro rimane solo il quadro disegnato a metà gennaio, la crisi politica ha rallentato il passo e adesso bisogna correre per arrivare al traguardo del 30 aprile, termine entro il quale Roma deve dire nel dettaglio a Bruxelles come vuole spendere la fetta più grande dei fondi comunitari anticrisi. Il nuovo Governo ha cambiato musica, ma non ha cestinato la partitura esistente, Mario Draghi lo ha spiegato nel suo primo intervento in Senato e ha affidato a Daniele Franco e al suo Ministero dell'economia il compito di coordinare gli altri dicasteri colmando così una lacuna esistente, non era stato definito, infatti, chi dovesse gestire i soldi, si è partito da quanto già fatto, i capitoli rimangono dunque i 6 che conosciamo con ambiente e digitale che assorbiranno più della metà delle risorse, ma coi ministeri di riferimento con più competenze e squadre di tecnici al lavoro sui progetti che vengono rivisti e sfoltiti. Segnali incoraggianti arrivano sul fronte dell'istruzione e della salute, ma anche da quello delle infrastrutture. In quest'ultimo il ministro Enrico Giovannini ha messo all'opera 5 team di specialisti. I progetti di questi 3 settori potrebbero essere sottoposti entro metà mese al parere della Commissione europea per un primo esame, ma Bruxelles non chiede solo come e quando saranno realizzati ponti e strade e quale sarà il loro impatto sull'economia, vuole anche sapere cosa faremo per rendere la giustizia più veloce, la burocrazia più efficiente, fisco più equo e senza ombre, quelle riforme, insomma, richieste da anni ma rimaste finora nel cassetto, non solo perché richiedono uno sforzo monumentale, ma anche perché potrebbero comportare interventi indigesti a intere categorie e risultare impopolari.

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